Bruno Lanzalone

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Ricordo di Bruno Lanzalone – articolo di Stefano Valente

La sera dello scorso 2 agosto ci ha lasciati Bruno Lanzalone: filosofo, critico d'arte, artista, socio fondatore dell'associazione culturale “Terra d'Arte”, di cui è stato stimato ed operoso presidente. Sarebbe lungo elencare i molteplici interessi che hanno da sempre animato la sua ricerca intellettuale e spirituale eppure possiamo affermare che al centro dei suoi interessi è stata sempre l'arte. Lui stesso pensava a se stesso innanzitutto come artista, anzi come “pittore” – come amava sottolineare con orgoglio ed un po' di implicito sarcasmo indirizzato verso alcune derive di certa arte contemporanea che pretenziosamente afferma di aver tagliato tutti i ponti con la pittura. E pittore lo era a 360 gradi spaziando dal figurativo all'astratto. Tuttavia alla sua attività artistica ha sempre affiancato una profonda riflessione filosofica sul senso stesso dell'operare artistico. Non ci riferiamo soltanto ad i numerosi saggi critici relativi a questa o a quell'opera che spesso erano ricchi di sottolineature ironiche ed argute. La sua, infatti, è stata una vera e propria interrogazione sul senso e sul nonsenso dell'arte oggi – arte che non accettava acriticamente come un 'fatto', ma che metteva radicalmente in questione. Forse per questo i suoi saggi potevano riuscire un po' inattuali: perché nell'arte per lui ne andava del senso dell'esistenza stessa. Egli non si voleva rassegnare al destino di insignificanza a cui sembra che l'arte di oggi vada incontro sempre più inconsapevole di sé. É stato uno dei pochi a cercare di ascoltare in ogni opera d'arte quella voce universale che fa dell'esperienza artistica – come romanticamente diceva – un organo dell'assoluto. Bruno non si avvicinava all'opera d'arte (sua o altrui) con metodi empirici o gusto eclettico, bensì prestando ascolto al risuonare in essa dello Spirito. La dimensione spirituale era fondamentale per lui che da anni si dedicava alla meditazione trascendentale. Con questo non vogliamo dire che fosse con la testa fra le nuvole; infatti è stato un instancabile operatore ed organizzatore culturale – basti ricordare il suo impegno per l'associazione “Terra d'Arte” nel promuovere giovani artisti ed organizzare mostre. In ultimo bisogna menzionare il giornale “Il volo del gabbiano” che lui considerava – e non a torto – come una sua creatura, quasi si trattasse di un'altra sua opera d'arte. Intorno a lui ed al giornale noi tutti in questi anni ci siamo stretti e ci stringiamo ora nel momento del cordoglio sentendo ancora risuonare nel cuore la voce di Bruno che generosa si infervorava per difendere non la sua opinione, ma l'arte tutta nella sua pretesa d'assoluto.

Una mostra di Bruno Lanzalone — articolo di Stefano Valente

Alcune considerazioni sull'occasione della mostra del pittore Bruno Lanzalone intitolata: “Roma. Momenti... balenii di colori”, dal 3 al 17 gennaio 2015 presso il centro culturale Gabriella Ferri (Roma). Nel mio intervento introduttivo alla mostra mi sono sentito di contrapporre ad una visione storica e culturale della capitale, espressa dall'artista, che ad essa si richiama fin dal titolo, una visione apocalittica e catastrofica di Roma come città che è insieme Babilonia e Gerusalemme. Poi sono entrato nel merito delle opere pittoriche con uno speciale riferimento agli acquarelli. Quando guardo un quadro di Lanzalone sono subito colpito dalla luce sporca che veicolano i colori sulla tela: colori sozzi di guazza (uso questi termini quasi dialettali con la stessa intenzione con cui li usa Pasolini nei suoi romanzi romani degli anni 50). Limpressione è quella di un mondo acquoreo tornato visibile dopo una tempesta quando è appena spiovuto — la luce è quella! Come se Lanzalone togliesse l'aura alle cose così come si toglie una corona di luce dalla testa per calpestare questa stessa aura gettandola nel fango (Baudelaire). Questa luce "de fanga" è insieme trasparente ed opaca e per questa sua melanconica opacità richiama certe cupe atmosfere di Mario Sironi (pittore molto apprezzato dall'artista). La ricerca di Lanzalone partendo da questi colori sporchi e da questa luce acquorea trova il suo naturale e felice compimento nella sua recente produzione di acquerelli.